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Incontro-dibattito sulle Opzioni nella Valle del Fersina

Biblioteca comunale di Trento, mercoledý 20 marzo, h. 17.30

La Biblioteca Archivio del CSSEO (Centro per gli Studi dell'Europa Orientale), in collaborazione con la Biblioteca comunale di Trento e il Bersntoler Kulturinstitut/Istituto culturale mòcheno, invitano all'incontro-dibattito con Leo Toller, sul tema delle Opzioni nella Valle del Fèrsina (1939-1945). Introduce Massimo Libardi.

Info BCT

 

 

Le Opzioni nella Valle del Fèrsina

Gli Accordi italo-tedeschi firmati a Berlino il 23 giugno 1939, condotti direttamente dal Reichsführer delle SS Himmler, erano volti a dare una soluzione definitiva alla questione sudtirolese. L'Anschluss del '38 aveva infatti portato il confine germanico al Brennero e non mancavano in Sudtirolo voci che ne propugnavano l'annessione al Reich. L'obiettivo principale da parte italiana nel periodo, come è noto, è invece opposto, cioè quello di blindare il confine. La possibilità di un'opzione da riconoscersi ai Volksdeutsche del Sudtirolo viene perciò vista a sud delle Alpi come un'occasione per liberarsi degli elementi più scomodi e nazionalistici.
La Valle del Fèrsina, come Luserna e la Valle di Fassa, non erano territori compresi in tali Accordi e non vengono menzionate neanche nei protocolli attuativi dell'ottobre successivo. Ciò malgrado, proprio negli ultimi giorni dell'anno all'approssimarsi della scadenza fissata per presentare le adesioni all'Opzione del 31 dicembre e poi per tutti i mesi successivi, si assiste ad un intensa attività di propaganda da parte tedesca e soprattutto dell'ADERST, una delle strutture create per “l'immigrazione e il rimpatrio” con sede a Bolzano. La città era frequentata anche da numerosi “krumer”, venditori ambulanti stagionali mòcheni subito coinvolti nella vicenda.
Per tutto l'anno 1940 e la prima metà del 1941 l'attivismo è tutto germanico: vengono raccolte le istanze di opzione anche in Valle, favorita l'emigrazione di forza lavoro in Austria e infine moltiplicate le azioni di pressione per dare attuazione al trasferimento. L'Opzione degli abitanti della Valle del Fèrsina e di quelli di Luserna assume sempre più un carattere dimostrativo per rinfocolare le Opzioni sudtirolesi, che stavano procedendo con grande difficoltà.
Dopo il rinvio dell'autunno 1941, il trasferimento degli optanti mòcheni viene organizzato per l'aprile 1942, quando dalla stazione di Pergine partono 478 persone dirette al campo di transito di Hallein, nei pressi di Salisburgo.
Tra gli optanti, le titubanze delle settimane precedenti non sono per nulla sopite neanche in seguito a un viaggio esplorativo organizzato per alcuni rappresentanti sia nel campo di transito che nella zona di insediamento, infine individuata in alcune zone rurali della città di Budweis/Cescke Budejovice nel Protettorato di Boemia e Moravia. I dubbi riemergeranno nella baraccopoli dove sono costretti a soggiornare da mesi per le continue difficoltà di messa a disposizione dei “masi promessi”. Alcuni uomini rientrano clandestinamente, altre famiglie tentano segretamente un rimpatrio con l'aiuto del Consolato italiano, ma vengono scoperte e confinate in Slesia, dove rimarranno fino al gennaio del 1945.
Nell'inverno del 1942 ha invece luogo per tutti gli altri l'insediamento nel territorio assegnato, in gran parte in masi requisiti per debiti o ad oppositori politici, i cui abitanti vengono spesso costretti a lavorare per i nuovi venuti in condizioni di subalternità. L'area, secondo la logica nazista, doveva essere “rigermanizzata”.
I rapporti con la locale comunità ceca divengono man mano meno tesi, fino ad essere in qualche caso cordiali, seppure tenuti sotto stretta vigilanza da parte delle autorità tedesche. I masi non vengono peraltro mai intestati ai nuovi venuti e la situazione rimane sempre molto incerta, fino alla disfatta tedesca che obbliga tutti ad un precipitoso e tragico viaggio di ritorno.
Ma anche dopo il rientro in Valle, che in alcuni casi riesce soltanto dopo diversi mesi, la situazione rimane complicata: in una situazione di profondo malessere e di disagio, bisogna ripartire da una situazione di abbandono materiale e da una ricucitura dei rapporti con i Dableiber e i paesi vicini.
Ci vorranno infine più di vent'anni anche per dare attuazione alla Legge 489 del 1949 che stabiliva la restituzione ai proprietari dei beni immobili che erano stati formalmente ceduti prima della partenza alla DAT, la società che avrebbe dovuto sovrintendere alla loro vendita o amministrazione.

Scarica i documenti
Le Opzioni alla BCT (pdf 215 Kb)

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